IDEA FOTOGRAFICA

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Selvi 12/3/12

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Mostra di Luciano Selvi

Mostra di Luciano Selvi a Villa Vogel
Nicola Picchione


Luciano Selvi  è un uomo minuto che  quasi non lo noti seduto in disparte ma quando parla di fotografia si trasforma: diventa grande, la sua voce domina. Non si fermerebbe mai, lo devi interrompere. Analizza, critica, elogia con competenza come può fare solo chi ha convissuto per una vita con la fotografia sino a penetrarne i segreti.  La fotografia è la sua amante. Luciano, come i topi di biblioteca, deve essere un topo di camera oscura e di photoshop. Almeno così me lo immagino, visto che lo conosco poco. Credo che sia stato preso dal fascino del fotoritocco ma che non riesca a mettere da parte il fascino del primo, lungo amore, la camera oscura. E in entrambi i casi fa magie. Basta guardare le immagini di questa bella e singolare mostra.
Osservate le immagini della prima sala: nudi perfetti nei quali i toni delicati del bianconero accarezzano morbidamente il corpo femminile che è sempre guardato con grande pudore e con ammirazione, esaltato rispettandone la dignità e la bellezza, mai visto con ostentazione. Luci e ombre sembrano sfiorare il corpo, disegnandone le curve mai soffermandosi sui particolari. Luciano deve essere un timido  e una persona all'antica che  svela la femminilità  quasi con timore.
Passate poi nelle due sale successive. Vi colpisce la visione di immagini assolutamente fuori dal comune. Quell' uomo all'antica si trasforma, diventa mister Hyde, scatenando la fantasia in costruzioni oniriche che sinora avevo visto solo in particolari autori di fumetti di classe. Ricevi un colpo come quando ascolti il passo della sinfonia 94 di Haydn (La sopresa) che ti fa sobbalzare. Ti chiedi se l'autore sia il medesimo dei nudi delicati, uscito dalla camera oscura e armatosi di mouse e soprattutto di fantasia a volte furiosa e quasi crudele. Non cercate il significato in ognuna delle immagini, io non ci sono riuscito e non mi meraviglierei se lo stesso autore non se ne ricordasse più. Guardatele come quando andate in un bosco: non importa conoscere i nomi botanici dei fiori e della piante basta saper guardare e godere. Guardatele come si pensa a un sogno dove la realtà dei particolari costruisce visioni irreali: il piccolo uomo si è trasformato in mago, sogna alla grande portandoci in un mondo dove tutto può accadere, un mondo strano ma che ti libera da una miseria interiore nella quale stiamo sempre più precipitando. Vieni con me- sembra dire Luciano- metti da parte per un attimo i problemi quotidiani, andiamo dove tutto è possibile, dove  convivono mostri immaginati e luoghi che conosci, dove strumenti quotidiani, oggetti familiari si trasformano magicamente e diventano elementi ora minacciosi ora rassicuranti; un mondo nel quale cambiano le dimensioni e le leggi della fisica, dove le persone sono oggetti e gli oggetti vivono.
Molti meriti ha questa mostra ma uno va sottolineato: ci insegna a  smettere di discutere di analogico e digitale; sono strumenti che come la cera per lo scultore servono a creare opere.
Uscendo da questa mostra forse ti assale un dubbio: se  darti da fare per migliorare oppure lasciar perdere. Perché la verità è che la maggior parte di noi si ferma all' ingresso del palazzo della fotografia e solo ad alcuni è concesso entrare e farne parte.
La mostra non solo è un godimento per gli amanti della fotografia ma può essere ottima opera didascalica per chi si avvicina alla fotografia illudendosi che basta una macchina sofisticata per fare buona fotografia: poche volte la cera prepara opere d'arte, spesso serve per fare candele.
Peccato che la mostra duri poco: come i tagli indifferenziati di qualche ministro, lo spazio è concesso burocraticamente in tagli uniformi. Credo che il nostro club rimedierà e farà una riedizione della mostra di Luciano Selvi.
12/03/2012


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