IDEA FOTOGRAFICA

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Fotografia e Mente Umana 10/10/11

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FOTOGRAFIA E MENTE UMANA

  La nostra mente è il nostro orgoglio tanto da farci ritenere fatti a somiglianza di Dio ("Ecco- disse Dio- ora l'uomo è divenuto uno di noi", Genesi). Essa sembra configurata in maniera ottimale, almeno per quanto riguarda le nostre esigenze. Tuttavia i  suoi limiti non sono solo quantitativi, sempre superabili ( per andare oltre) ma anche qualitativi e ci  possono portare a vie senza uscita.
  Tali limiti qualitativi minano anche quelle attività umane nelle quali la mente sembra eccellere come la matematica, la fisica e la logica. A lungo la matematica è stata ritenuta un prodotto pressoché perfetto ( secondo Pitagora il numero è misura di tutte le cose. Ancora oggi si afferma comunemente- con dissenso da parte dei matematici- che la matematica non è un'opinione).  Poi Godel (1931) ha scombinato le carte dimostrando che ci sono enunciati matematici indecidibili: è impossibile concludere se siano veri o falsi: la matematica umiliata  dall'ambiguità.
            L' indecidibilità - cioè l'impossibilità di decidere se una affermazione sia vera o falsa-  non si limita alla matematica e colpisce alla radice la logica della mente umana secondo il filosofo e matematico Bertrand Russel. L' affermazione: "Ciò che dico è falso" sembra inequivocabile invece è indecidibile (se è vera significa che è falsa; se è falsa significa che è vera). Altri limiti ha la mente a causa della sua stessa conformazione e dei metodi di conoscenza che escogita. Il fisico quantistico Heisenberg ha stabilito il principio di indeterminazione che limita le possibilità di indagine nel microcosmo e che porta a concludere, tra l'altro, che l'osservatore condiziona irreparabilmente la risposta dell' oggetto indagato.
            In sostanza, il mondo deterministico concepito a lungo secondo il concetto di causa-effetto che non poneva limiti alle possibilità della mente umana è stato sostituito dal mondo probabilistico. Infine, l'idea di falsificabilità del filosofo della scienza Popper ha sostituito quello di verificabilità per evidenziare i limiti della ricerca della verità: non possiamo mai stabilire definitivamente se una teoria sia vera, possiamo solo cercare di dimostrare che è falsa. Essa rimane vera solo sino a quando non si dimostra che è falsa: non sarà mai definitivamente vera.
           La ricerca della verità diventa una specie di utopia, un orizzonte dopo il quale se ne trova un altro.
  L'uomo, in pratica, ha ridimensionato le proprie capacità indagative che non possono andare oltre le probabilità. Non è una sconfitta ma, a me sembra, una vittoria della scienza, del suo onesto procedere sino a riconoscere i propri invalicabili limiti.
  Bisogna concludere che la mente umana è prigioniera della sua stessa logica, chiusa in una gabbia che si è costruita.

  La fotografia sembra incarnare questo intreccio tra vero e falso, tra finzione e  realtà. Essa nasce come un falso che imita il vero. Trasporta apparentemente senza trucco la realtà tridimensionale in una finta realtà bidimensionale. Se da una parte appare come un testimone fedele e preciso, riuscendo a registrare immagini di fatti e persone, dall'altra falsifica la realtà anche quando non ricorre a trucchi. Non la priva solo del suo divenire continuo -imbalsamandola in immagini- ma anche degli aspetti non visivi che concorrono a formarla, la schiaccia su un foglio o su un video. Ne mostra aspetti del tutto parziali tanto che un medesimo soggetto può essere espresso in maniera del tutto diversa dai vari operatori : esprime ciò che il fotografo vede e vuol mostrare. Non solo: proprio come nel caso considerato da Heisenberg per la ricerca, nella fotografia è necessario un terzo elemento, l'osservatore. Egli non è un soggetto passivo, non sta a guardare da un palcoscenico ma è sul palcoscenico della rappresentazione, attore indispensabile. Il suo modo di interagire con l'immagine è atto necessario che dà significato ad essa. Una foto non ha senso se non c'è un osservatore anche se fosse lo stesso autore. Il prodotto finale è formato dal trio operatore-fotografia-osservatore, un sandwich il cui sapore è determinato da ognuno di questi elementi. Non importa se l' osservatore non sia diverso dall'autore: sarà capitato a molti di scattare una foto ritenuta piacevole e a distanza di tempo (quando sono svaniti gli elementi associati all'immagine: il ricordo, i suoni, le emozioni, la vera realtà vissuta al momento dello scatto) giudicarla negativamente. Ciò consiglierebbe di non mostrare subito le foto ad altri ma tenerle da parte e rivederle a distanza di tempo. Giustifica anche la noia che possono provare gli amici chiamati a sorbirsi la proiezione delle nostre foto scattate durante le vacanze. A noi ricordano quei momenti piacevoli ai quali gli amici sono estranei. Tutti, inoltre, sappiamo quanto possa essere variabile il giudizio di una giuria e quanto le mode possano condizionare scelte dei soggetti e modalità di scatto.
  Testimone importante degli eventi e della vita, evocatrice di ricordi e sentimenti, punto di contatto fra passato e presente ma anche falsificatrice e imbonitrice, arma pericolosa. Strumento di verità e di menzogna, attrice pudica o lussuriosa. Argilla nelle mani dell' uomo che può essere manipolata a piacere.
  La fotografia è figlia della ricerca e della tecnica ma si colloca tra le Arti nelle quali domina il soggettivismo che tuttavia esige una consonanza tra autore e osservatore, la possibilità di comunicare mediante l'immagine usando linguaggi e sentimenti comuni. Essa, tuttavia, non sfugge a quelle regole e a quei limiti sommariamente accennati che condizionano tutta l'attività umana. Occorre tenerne conto ogni volta che si crea o si guarda una fotografia.
  In una recente serata al nostro club ho cercato di mostrare come essa, d'altra parte, possa aiutarci a capire e liberarci di stereotipi. Ho preso come argomento l' Architettura. Ci è stato insegnato che le Belle Arti principali sono la Pittura, la Scultura, l' Architettura. Ognuna ha i suoi metodi, le sue regole, i suoi strumenti come fossero stanze non comunicanti. Attraverso una serie di immagini ( una piccola parte delle quali è nella pagina delle mie foto nel nostro sito) ho cercato di mostrare che spesso l' Architettura sconfina nella Pittura e nella Scultura ( e a volte la Scultura sconfina nell' Architettura). La nostra mente non solo costruisce gabbie secondo la sua natura ma, nel tentativo di facilitare la conoscenza con la semplificazione, ragiona per schemi che non sempre corrispondono alla realtà, creando confini talvolta artificiosi. La fotografia può aiutarci a eliminarli, liberandoci di stereotipi.

Nicola Picchione
Ottobre 2011  
  
  


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