IDEA FOTOGRAFICA

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Il nostro piccolo club 28/11/11

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Il nostro piccolo club
Parva sed apta mihi (scritta sulla casa di Ariosto a Ferrara)

Nicola Picchione

  Siamo quasi a fine 2011 (da ragazzo questa data mi sarebbe sembrata fantascientifica, impensabile, lontana dalla mia visione del futuro: quasi impossibile da raggiungere e invece sta già per diventare passato...). Permettetemi qualche considerazione sul nostro club fotografico.
   Siamo un piccolo gruppo con qualche ben accetto ingresso e con qualche abbandono, come è naturale. Siamo compatti, siamo costanti. Siamo amici. Ogni mercoledì sera rinunciamo alla comodità della casa e alla noia di vedere le solite cose in TV, i soliti litigi, i soliti falsi esperti e ci disintossichiamo. Ci ritroviamo a parlare di fotografia ma anche di altri argomenti. Lo facciamo in libertà, con serenità passando qualche ora nel nostro piccolo ritrovo. Sembra che sia d'accordo anche la canina di Moreno che se ne sta accucciata ma pronta a ricevere e a fare silenziosi  complimenti. Maurizio dà l'avvio alla serata, ci informa e ci coordina.  E' una fortuna avere un presidente  che non perde la voglia di impegnarsi, che sa gestire egregiamente, avere idee, tenere rapporti con l'esterno, saperci rappresentare.
  Questo è stato un buon anno per noi. Abbiamo sempre più aperto la porta: ci siamo fatti conoscere meglio, abbiamo saputo selezionare gli ospiti per le serate. Soprattutto, alcuni di noi hanno organizzato manifestazioni che ci gratificano.
  Tra le ultime, la mostra a villa Vogel di Paolo Bartalesi (Emozionare e comunicare con il corpo) ha mostrato come sia possibile creare con originalità  foto belle ed espressive partendo da una idea-guida  sostenuta da pensieri che completavano le immagini.  Una mostra carica di contenuti di un giovane che sicuramente ha talento.
  Maurizio Fabbroni e Simonetta Carbonai- anch' essi a villa Vogel- con i loro Colori d' Africa hanno saputo cogliere aspetti classici ma in modo originale, realizzando una mostra gradevole e molto interessante allestita intelligentemente dedicando le diverse sezioni ai paesaggi, agli animali, alle persone con ritratti molto belli e poetici di bambini. Una mostra non banale, vista e apprezzata da molti.
  La serata di Enrico Carretti al Cupolone ha mostrato la nostra capacità di fare gruppo e ha confermato le notevoli doti dall' autore. Ho già scritto in passato una nota sulle foto di Enrico
ma voglio ribadire come sia possibile elevare la fotografia ad arte quando la capacità tecnica è a sostegno di una elevata sensibilità e forza creativa potenziata da una cultura nelle arti figurative che fertilizza e fa lievitare gli spunti creativi.  Nelle opere di Enrico l' apparente iperrealismo si tramuta in un surrealismo fantasioso trasformando ombre e luci, linee e volumi sicché oggetti sbalzati con grande perizia realistica sono immersi in un' atmosfera sognata. Per non dire di quelle splendide opere che richiamano  la pittura di Mondrian, con pezzi e schegge di muri che diventano costruzioni di un mondo a parte, un sogno di geometrie, colori  e vibrazioni luminose irripetibili a ulteriore conferma che la fotografia non è schiava dell' obiettivo e non è inferiore al pennello del pittore nel manipolare le suggestioni e può assoggettare oggetti luci e ombre alla capacità creativa dell' autore.   
  Non posso non ricordare la serata di Gabriele e Giosué  che hanno voluto regalarci con la freschezza della loro giovane età scatti  che  ci confermano l' importanza del rinnovamento della vita di un club e quanto praticare un club possa aiutare a crescere  nella difficile arte della fotografia: lodi e critiche sono strumenti indispensabili per imparare.

  Stiamo attraversando un momento nero nel nostro Paese, non solo per la situazione economica che sembra precipitare sempre più ma per un disorientamento che coinvolge tutti i campi del vivere civile. Incombe su di noi un' aria cupa, una minaccia crescente che spaventa e paralizza, una sfiducia che toglie aria al futuro. A volte, recandomi al club mi chiedo se abbia senso in questo clima di minaccioso temporale sociale  parlare di fotografia. Credo che  tra le tante cause dei disastri del presente ( l'economia ne è solo un' espressione concreta come la febbre è solo l'espressione di una malattia) ci siano l'individualismo - la soppressione del senso sociale dell' uomo genera incomprensione, paure, sopraffazione e violenza- e soprattutto la perdita del vero valore del tempo: si corre troppo, non solo sulle auto e sulle moto, ma in ogni aspetto della vita. Tutto si consuma in gran fretta, senza il tempo per riprendere fiato. In fretta cambiano le regole, le mode, le idee. Tutto si fa e si disfa in un attimo come un cibo che non si fa in tempo a digerire e che non può alimentarci. Lorenz ci ha insegnato che gli animali diventano irascibili e violenti quando le loro abitudini cambiano troppo in fretta. Il presente dovrebbe farsi passato lentamente per poter essere buon terreno di coltura del futuro.
  Quella breve parentesi settimanale, quel ritrovarsi e parlare d'altro è una piccola boccata di ossigeno. Perciò ha senso staccare, mettere per un attimo da parte le notizie che ci rovesciano addosso, lo spread che si gonfia minaccioso, i delitti, le alluvioni, le mafie, la corruzione dilagante.
Una piccola pausa. Domani saremo di nuovo assaliti e coinvolti ma quel ritrovarci e parlare d'altro ci aiuta a pensare che gli uomini sanno ancora stare insieme in amicizia, parlare senza urlare, scambiarsi idee senza prevaricazione. Ognuno diverso, ognuno con le sue idee. Ognuno rispettoso degli altri, senza gerarchia, senza malizia.  
E' piccolo il nostro club ma ci basta.
28/11/2011

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