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L’esposizione nella fotografia digitale

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L’esposizione nella fotografia digitale di Nicola Picchione


Gli automatismi sono molto utili nella ripresa fotografica tuttavia è noto che quando si decide di fare una foto di qualità spesso è preferibile rinunciare ad essi e impostare da sé alcuni parametri. Ciò è particolarmente importante quando una scena si presenta complessa dal punto di vista della luminosità. Una buona esposizione è indispensabile per ottenere immagini di qualità. Avevamo imparato a non fidarsi troppo dell’esposimetro e a tararlo ogni tanto; a gestire, comunque, l’esposizione. Ansel Adams ci aveva ammonito a tener conto delle sue 10 zone e per il B/N esporre per le ombre e poi sviluppare per le luci (una parola, dopo l’avvento
della pellicola che contiene tante immagini l’una diversa dall’altra!). Convertendoci al digitale speravamo di aver risolto almeno qualche problema. Ci siamo concentrati sui pixel (la mia ne a più della tua!) Delusione! Dobbiamo dimenticare quanto appreso. Ora dobbiamo esporre non più per le ombre ma per le luci per non rischiare di sbagliare tutto. Ancora una volta, dobbiamo ricominciare dall’anatomia e dalla fisiologia delle nuove macchine: capirne almeno qualche principio. Come rispondono i pixel alla luce, con quanti bits lavorano, che cosa è la profondità colore. Si sa, anche i piaceri comportano fatica. Parliamo un pò, dunque, dell’esposizione con la
digitale.
La macchina analogica ha un comportamento verso la luce simile a quello dell’occhio umano: non lineare. Ciò significa che se raddoppiamo la luce (il numero di fotoni) noi non percepiamo il doppio della luce anche se vediamo più luminoso Si verifica una compressione deidati. Più aumenta la luminosità più aumenta la compressione. Questo comportamento è vantaggioso e fa parte di quei mirabili adattamenti messi in opera dal nostro sistema visivo(così come la correzione automatica del bianco da parte del nostro cervello). I pixel hanno comportamento lineare rispetto alla luce: se questa raddoppia, si registra una quantità doppia senza compressione. Questo comportamento si realizza rispettando una gerarchia precisa: la metà dei livelli dei pixel va alla zona più luminosa( il primo stop); gli stop successivi seguono la regola: quello successivo prende la metà di ciò che rimane e così via. Una sorta di gerarchia primitiva dove il primo prende di più. Cerchiamo di capire con un esempio. Immaginiamo unascena che contenga 5 stop, cioè 5 zone di Ansel Adams il cui sistema zonale è stato una tappa importante e i cui concetti andrebbero tenuti presenti ancora per gestire soprattutto le scene più ingarbugliate dal punto di vista luminoso. Immaginiamo che la scena con 5 stop( possiamo dire: molto scuro/scuro/medio/luminoso/molto luminoso) sia ritratta col metodo raw a 12 bit effettivi. Avremo a disposizione 4096 livelli di profondità colore per pixel (cioè 2 elevato alla 12. Vedi nota). A causa del comportamento dei pixel alla luce, non disponiamo per ognuno dei 5 stop di 850 bit (4096/5) ma della metà (2048) per il primo stop (il più luminoso); della metà rimanente per il secondo stop (1026), della metà del rimanente per il terzo stop e così andando avanti e dividendo ogni volta per 2 sino a soli 128 pixel per il 5° stop. Se esponiamo in maniera classica otterremo un istogramma prevalente nella metà sinistra (per l’istogramma, vedi nota);esso arriverebbe poco verso l‘estrema destra e l’altezza in questa zona sarebbe ridotta. Inpratica, i pixel deputati a registrare le zone più luminose non sono stati ben sfruttati. Se abbiamo privilegiato le ombre e ridotto il gamma dinamico a 4 stop invece dei reali 5, perdiamo con questo stop la metà dei pixel disponibili. Infatti, abbiamo detto che la parte più luminosa,cioè il primo stop, prende la metà dei livelli. Esponendo come se gli stop fossero 4 anziché 5 escludendo quello relativo alla parte più luminosa, anziché sfruttare 4096 livelli ne sfruttiamo 2048. L’ istogramma appare sguarnito verso destra, con pochi pixel sfruttati. Ciò va asvantaggio della qualità. Infatti il rapporto segnale/rumore peggiora. Il termine rumore è preso dalle tecniche audio. Esprime il disturbo, il rumore che riduce la qualità dell’ascolto ( un po’ come quando i politici si danno la voce addosso in TV e impediscono di capire chi sta parlando).
In fotografia appare come “impurità”. Il rumore è l’equivalente della grana; il segnale è la lucec he va a stimolare i pixel. Se immaginiamo un segnale luminoso di 20 punti e un rumore di 2, avremo un rapporto di 10; se dimezziamo il segnale luminoso avremo un rapporto di 5: il rumore, pur rimanendo invariato, diventa più evidente. L’immagine perde in qualità.
Ovviamente, se poi all’inevitabile rumore di fondo si aggiungono altre cause di rumore, comepuò accadere sia in ripresa che in postproduzione, il rapporto peggiora e, quindi, anche la qualità dell’immagine.
Ne deriva che dobbiamo esporre per le alte luci, cioè dobbiamo spostare a destra l‘istogramma. In pratica, il contrario di ciò che facevamo con la vecchia analogica (che mi rimane simpatica come un vecchio, caro 33 giri). I pixel deputati a registrare le zone più
luminose vengono sfruttati completamente e l’immagine guadagna in qualità permettendo di distinguere i particolari della zona più luminosa e un favorevole rapporto segnale/rumore. In pratica dobbiamo sfruttare al massimo i pixel luminosi. E’ importante, però, non eccedere: non dobbiamo addossare l’istogramma al limite del lato destro come se dovesse straripare verso il confine destro. Otterremmo delle bruciature che, essendo prive di particolari, non possono essere recuperate. Idealmente l’istogramma dovrebbe essere ben distribuito, a destra e a sinistra. In realtà la distribuzione dipende anche dalle caratteristiche della scena fotografata.
Esponendo per le luci risulterà una immagine chiara ma sarà poi facile scurirla senzaperdita di qualità: l’azione riguarda l’intera immagine. In realtà le cose sono più complesse ma rimane valida la regola: mentre in analogico è opportuno esporre tenendo presente il grigiomedio (18% di luce riflessa) in digitale bisogna esporre per le luci più alte della scena podo il limite dell’istogramma verso destra senza però comprimerlo a destra per evitare bruciature.
Dunque, è buona norma verificare l’istogramma soprattutto di fronte a scene con forti squilibri di luce. E’ anche opportuno quando il gamma dinamico è esteso verificare se le zone più luminose sono bruciate: molte macchine hanno la funzione di segnalare le parti bruciate. Il problema non si pone nelle scene equilibrate, quando il gamma dinamico è limitato. Scene sino a 5 stop di gamma dinamico sono frequenti ma si può arrivare a 10 stop di gamma dinamico (al gamma dinamico sarà dedicata una nota a parte). La fotografia analogica tentava di rimediare col metodo zonale riequilibrando le parti durante lo sviluppo e poi durante la stampa (con
mascheramenti e bruciature): sistema difficile, valido solo per il B/N e non sempre realizzabile.
La digitale offre un metodo ottimale in queste non rare situazioni che spesso sono tra le piùaffascinanti (ad esempio un tramonto. L’alba è prerogativa di pochi volenterosi). Esso consente un perfetto equilibrio, mantenendo i particolari sia delle zone in ombra che in quelle con molta luce.
Nota-
1- Breve nota sui pixel. E’ necessario ricordare che i pixel hanno la caratteristica della profondità di tono-colore espressa in livelli. Maggiore profondità significa poter rendere più sfumature di un colore o di grigio.

La profondità di 1 bit comporta 2 valori o livelli: 0-1 cioè banco-nero, senza grigi; 4 bit comportano 16 valori o livelli di colore o di grigio: 2 elevato alla4 potenza, cioè quanto si può ottenere combinando in vario modo 4 valori numerici. Il sistema digitale è basato sui numeri 0 e 1 variamente ripetuti e combinati. Immaginate di avere 4 valori di 0 e 1 e di combinarli in tutti i modi possibili: avrete 16 combinazioni. Per calcolare laprofondità di livello dei pixel si debbono tenere presenti quanti 0 e quanti 1 hanno a disposizione, variamente combinabili. Il calcolo è fatto elevando la cifra 2(0, 1) alla potenza corrispondente al numero di bits. Quando, nel colore, i canali sono 3 per i colori fondamentali (RGB), tale cifra di potenza va moltiplicata per 3. Con 8 bits i livelli sono 256 per canale, cioè 2 elevato a (8 x 3). Con 32 bits per canale la profondità colore è enorme : 2 elevato alla potenza (32 x 3) canali: oltre 4 miliardi di valori che coprirebbero un ampio spazio ma che i comunimezzi digitali non sono in grado di elaborare e poi far stampare. Da tener presente che il metodo raw si serve di 12 bits effettivi per canale: numero elevato di livelli.

2- Breve nota sull’istogramma. Bisognerebbe verificare l’istogramma soprattuttonelle riprese difficili. Esso ci informa- sia pure non molto fedelmente- sulla distribuzione dei pixel adoperati e sugli eventuali squilibri ed errori. Ci presenta sulla linea orizzontale, in una
scala di 256 toni, i toni dal più scuro (0, a sinistra) al più luminoso(255,bianco, a destra). Sulla linea verticale ci dà l’idea di quanti pixel sono attivati per ogni tono: quanti punti sono dedicati ad ogni intensità. Ci permette di valutare la resa delle ombre e delle luci. Ci fornisce ancheinformazioni sul bilanciamento del bianco: se riprendiamo una superficie bianca o di colore neutro, gli istogrammi dei 3 colori RGB debbono apparire allineati. Verificare l’istogramma dopo uno scatto, soprattutto se lo riteniamo importante, è buona abitudine.
































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