IDEA FOTOGRAFICA

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Serata con Darmanin 15/05/13

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Serata al club con Fabrizio Darmanin

Di Nicola Picchione                                                                                                        Vai alle foto di Fabrizio


 Le serate che il nostro club dedica agli ospiti vogliono offrire non solo una ribalta a fotoamatori di valore ma essere per noi motivo di piacere e di apprendimento oltre a iniziare o rinsaldare legami di amicizia.
 La serata dedicata a Fabrizio Darmanin è stata di grande piacere e una lezione. Le sue immagini sono il risultato di una tecnica impeccabile, di uno studio meticoloso ma soprattutto dell' amore per la natura che lo conduce a conoscerla bene prima di fotografarla. Esse ti colpiscono per la loro bellezza, per i colori, le luci. Senti, però, che hanno qualcosa in più. Per capirlo devi guardarle con attenzione ed ascoltare l'autore che racconta la sua esperienza, il suo rapporto con la natura. Il suo commento alle immagini  diventa non solo una cornice piacevole ma anche la confessione di un modo di vivere il tempo libero nel quale la fotografia è al servizio della natura e non viceversa.
Fabrizio ha fatto un percorso inverso a quello più comune: prima è andato in giro lontano poi ha ristretto il suo orizzonte geografico alla Toscana e, ancor più, al Mugello. Basta andare in giro dietro casa per trovare soggetti interessanti da fotografare, afferma. Lo diciamo in molti ma poi ci lasciamo affascinare dall'esotico. Fabrizio sa trovare nel proprio territorio ispirazione per immagini affascinanti. Occorre non aver fretta, dice, non aggredire la natura con l'obiettivo ma prima conoscerla bene, riuscire a vedere la sua vita, il suo mutare nell' aspetto col tempo. Bisogna andare, guardare, scoprire, fermarsi soprattutto; diventare ospiti della natura, comunicare pace e amicizia agli animali che chiamiamo selvatici e che sono abituati ad essere aggrediti dall'uomo, capire le loro abitudini senza interferire e farsi accettare. La macchina fotografica deve rimanere a casa servirà solo quando tutto è chiaro e programmato, quando si è stabilito il legame tra natura, animali, fotografo. Quella frazione di secondo, quel clic finale è soltanto il parto ma prima occorre concepire, far crescere l'idea. La fotografia diventa testimonianza  prima ancora che immagine da ammirare. Una filosofia di vita, una ricerca attraverso la luce e le ombre per riuscire a estrarre il bello che si annida ovunque, spesso nascosto come una pietra preziosa che devi saper estrarre come un minatore.
La macchina fotografica non è un'arma da brandire, devi non farti guidare da lei, usarla solo al momento opportuno che viene sempre dopo. E' lo strumento del raccolto ma prima bisogna seminare.
Fabrizio ha l'estro dell'artista, l'inventiva dell'artigiano e una tecnologia che non si impara solo sui libri e sulle riviste ma nasce dal bisogno di superare le difficoltà.  Occorrono esperienza, estro, pazienza, tempo. Non puoi pretendere di fermarti un attimo, scattare e trasformare quel piccolo fiore in una immagine incantevole. Devi diffidare della casualità, non usare la macchina fotografica con i suoi pixel come una mitraglia sperando di trovare poi (poi!) qualcosa di buono e migliorarlo con la postproduzione come fanno i chirurghi plastici. Devi creare le luci adatte, devi quasi circuire quel piccolo fiore, girargli intorno e guardarlo da ogni parte non solo con gli occhi ma con la mente e devi saper guardare come l'obiettivo della macchina fotografica. Devi mettere in sintonia l'oggetto e l'obiettivo, tu sei l'intermediario, il creatore dell' immagine.  Quella frazione di secondo finale ha richiesto due ore, precisa Fabrizio. Il fiore era là fermo tuttavia respirava, viveva la sua breve vita, reagiva alla luce, al percorso del sole, all' alito del vento. Devi trovare il momento giusto, addomesticare la luce e, infine, preparare la tua macchina affinché sappia rendere ciò che hai visto aggiustando i parametri più opportuni, il tempo, il diaframma ed altro. Alla fine ottiene quell' immagine che ti incanta di quel fiorellino che tu non avresti nemmeno notato.
Fabrizio racconta il suo modo di fotografare come se fosse il più normale mentre è sofisticato, riservato a pochi, a quelli che hanno qualcosa in più che li rende speciali come le loro foto. Tecnica, esperienza, sensibilità,però, non bastano per ottenere quella rappresentazione della natura. Occorre un amore quasi insensato per la natura e allo stesso tempo per la fotografia ponendo questa al servizio dell'altra e mettendo se stessi al servizio di entrambe.
Fabrizio non ha segreti, spiega le sue strategie mentre ti informa sull'animale o sul fiore che ti mostra, lo fa con naturalezza come se ti presentasse un amico. Ti spiega le sue tecniche senza segreti. Sembra, anzi, quasi una amichevole sfida: io faccio così, provaci anche tu. Non fa l'elogio delle sue immagini e passerebbe oltre se tu non lo pregassi di aspettare perché hai notato che l'oggetto non è solo l'animale ritratto ma tutto l'ambiente nel quale l' animale vive: Fabrizio non imbalsama l'uccello nei pixel, riesce a rendere l'idea di quel momento e noi riusciamo a immaginarlo vivo. Noi- intendo quelli come me- ci limitiamo a guardare ed ammirare, sperando che Fabrizio torni a mostrarci altri figli di quel suo amore per la natura e per la fotografia, descrivendo, narrando e donandoci immagini che non si dimenticano.
25/05/2013



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